Perché Caparezza ha deciso di registrare il suo nuovo album a Molfetta?

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Immagino abbiate letto già in tanti la notizia pubblicata in questi ultimi giorni su parecchie testate giornalistiche: Caparezza sta completando le registrazioni del suo nuovo album  negli studi e nel teatro della Cittadella degli Artisti a Molfetta.

"Sono contento di aver potuto registrare nella mia città e soprattutto di aver abitato con la mia musica uno spazio culturale 'dimenticato' in questo momento", sottolinea Caparezza, in una nota diffusa dagli organizzatori della Cittadella degli Artisti.

"Io amo e sono molto legato alla mia città - aggiunge - non ho mai sentito la necessità di spostarmi per via del mio mestiere. I dischi si possono fare benissimo anche in Puglia. E alla Cittadella di Molfetta ho trovato una professionalità impeccabile".

Non è il primo disco che Caparezza registra nella sua città natale e sicuramente non sarà neanche l'ultimo.

Quali sono le motivazioni per cui il noto rapper molfettese è così legato alla "sua città" e la preferisce a tante altre per registrare i suoi dischi?

Troviamo la risposta a questa domanda andando indietro di un bel po' di anni e rileggendo un testo del suo diario, riportato nel libro "Saghe Mentali" (Viaggio allucinante in una testa di Capa).

Il libro, pubbilcato per Rizzoli da Mondadori libri S.p.A, è stato scritto in collaborazione  con Michele Monina,  il progetto grafico è di Stefano Ciannamea (Pulp Studio) e le illustrazioni di Laura Spianelli.

Riportiamo qui di seguito il testo:

Caro Diario,

io non sono mai stato Jim Morrison.

Una serie di congiunzioni astrali ha voluto che diventassi qualcosa di molto meno significante. E' giusto che ti racconti chi sono stato e perchè sono stato in quello stato.

Fu come un Sogno...

Ero alla stazione di Milano per un paio di motivi: prima di tutto non volevo seguire la lezione di fotografia perchè la parola "esplosimetro" mi metteva ansia e poi avevo voglia di tornare a Molfetta per il week-end.

Ho cominciato ad usare il termine "week-end" da quando ho messo piede a Milano, prima mi esprimevo in modo meno cacofonico. Ho dovuto evolvere il mio linguaggio perchè li ci sono i Club più cool, gli abiti più fashion, i raga che ci stanno più dentro e le tipe che se la menano. Quando vivevo a Molfetta il massimo dello slang era: vaffammokkakitemmurt!

Ho studiato a Milano in una scuola di advertising (l'altro nome della pubblicità che in qualche caso è l'altro nome della menzogna). Dopo una serie di prove scritte di vario genere avevo vinto una borsa di studio per frequentare il corso di "assistente art director". Tutto questo senza la benchè minima raccomandazione e senza la benchè minima idea di cosa diavolo fosse un "assistente art director", insieme di termini il cui significato congiunto d'altronde continuo ad ignorare. Ho studiato dunque questo "non so cosa" per diversi anni, vivendo nel cuore della Lombardia proprio quando la lega si dava da fare per ripulirla dai terroni.

Sarà stato per questo motivo, o perchè erano finite le melanzane sott'olio, che decisi di ritornare un paio di giorni dai miei. 

(Copyright 2008 RCS Libri S.p.A. Milano - Copyright 2018 Mondadori libri S.p.A. Milano)

Per altri viaggi allucinanti nella testa di Caparezza, vi consigliamo la lettura del libro "Saghe Mentali".

 

 

 


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  • Alessandra il

    Caparezza è sicuramente un fiore all’occhiello per Molfetta, un pregio per una città non sempre valorizzata e talvolta abbandonata a se stessa.


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