The Cure: Reeves Gabrels svela qualche segreto sul nuovo album che sarà pubblicato nel 2021

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È da più di un anno, anzi saranno ormai due anni buoni, che riceviamo bimestrali aggiornamenti sulla lavorazione del nuovo album dei Cure. Anzi, per esser precisi, dei tre album ai quali Robert Smith sta lavorando da solo e con la band. Uno di loro è senz’altro il successore di 4.13 Dream e quel disco, stando a quanto ha dichiarato il frontman all’altezza dell’uscita del singolo con i Gorillaz è stato completato durante il lockdown assieme al summenzionato progetto solista e all’atteso – saranno tre anni buoni – documentario sulla vita della band. Certo, a casa Smith, completato si traduce con “per la gran parte” ma le sue dichiarazioni hanno maggiore significato se raddoppiate dalle parole dello scorso luglio di Roger O’Donnell (che ha definito la nuova fatica un «disco intenso, drammatico ed emozionante») e ora da quelle del chitarrista Reeves Gabrels, recentemente intervistato da Uncut.

Come precedentemente affermato da Smith, anche il chitarrista parla di un lavoro dark & heavy entrando anche nel dettaglio delle sue registrazioni e dello stato d’animo con il quale è stato inciso. Il disco arriverà il prossimo anno a completamento di un biennio piuttosto duro per l’intera band. Aspettiamoci senz’altro un lavoro particolarmente scuro, senza canzoni brevi. «Quando uscì Berlin di Lou Reed lo descrissero come il “Sgt Pepper della depressione” – afferma il musicista – non so se siamo così psichedelici ma decisamente siamo depressi allo stesso modo

"È stato un periodo duro per tutti. Una conseguenza dell’invecchiare è che la gente attorno a te inizia a morire. Abbiamo tutti perso dei cari. Robert il fratello, io un patrigno e un suocero. E questo è successo anche quando eravamo on the road, aggiungendo ulteriore tensione ad una già pessima situazione"

Reeves Gabrels

Tanto dolore si è dunque riversato in moltissime canzoni, rivela il chitarrista, tante da riempirci due o tre album e da rendere difficoltosa la selezione dei brani che finiranno nel primo di questi. «Abbiamo iniziato registrare a inizio 2019 e le session sono durate due mesi. Prima di quelle avevamo scritto tutti del nuovo materiale perciò, quando ci siamo ritrovati, lo abbiamo ascoltato, ci siamo confrontati e siamo andati in studio per registrarlo», ammette Gabrels che, in definitiva, non ha ancora compreso a che punto stia la band. «Abbiamo per le mani un album e mezzo o ne abbiamo completati due?». Prima o poi lo scopriremo.

(Fonte: www.sentireascoltare.com)


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